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La nuova classificazione dei crediti deteriorati (NPL)

In questi ultimi mesi si è parlato molto dei crediti deteriorati, ovvero di quei Non-Performing Loans (NPL) che tanti organi di informazione hanno dipinto con i toni di una grande e importante emergenza. In realtà, va sottolineato che la situazione non è affatto disperata. Ciononostante, è doveroso fare propria la nuova classificazione dei prestiti non performanti (altro nome dei NPL) e capire quale impatto questa può avere sulle politiche delle singole banche.

Che cosa sono nello specifico i crediti deteriorati?

In estrema sintesi, è possibile affermare che i prestiti non performanti delle banche sono delle esposizioni nei confronti di soggetti che non sono in grado di adempiere alle rispettive obbligazioni contrattuali. Più nello specifico, facendo riferimento alle linee guida rilasciate dalla BCE, si capisce che con questa etichetta si indicano tutte «le attività per cassa (finanziamenti e titoli di debito) e “fuori bilancio” (garanzie rilasciate, impegni irrevocabili e revocabili a erogare fondi, ecc.) verso debitori che ricadono nella categoria “Non-performing” come definita nel Regolamento di esecuzione (UE) n. 680/2014 della Commissione, e successive modificazioni e integrazioni». La lunga recessione economica ha avuto ovviamente un peso decisivo nella crescita degli NPL all’interno del sistema bancario italiano, ma va sottolineato come, stando alla Banca d’Italia, il problema relativo ai crediti deteriorati sia sì importante, ma gestibile, senza perciò configurarsi come un’emergenza.

La nuova classificazione dei crediti deteriorati

Sull’onda di quanto elaborato dall’Autorità bancaria europea e quindi adottato dalla Commissione europea con il regolamento UE n. 227/2015, la Banca d’Italia ha suddiviso i crediti deteriorati in tre distinte sottoclassi, le quali vengono quindi definite guardando al loro livello di gravità. Abbiamo dunque a che fare con:

  • Sofferenze: vengono definite ‘sofferenze’ quelle esposizioni nei confronti di soggetti in stato di insolvenza – anche se non accertato giudizialmente – o in situazioni equiparabili;
  • Inadempienze probabili: rientrano in questa sottoclasse le esposizioni – diverse dalle sofferenze – per le quali la banca reputa improbabile l’adempimento così come previsto a livello contrattuale, se non attraverso azioni come l’escussione delle garanzie;
  • Esposizioni scadute o sconfinanti/deteriorate: si tratta di esposizioni diverse dalle precedenti che sono scadute, o che oltrepassano i limiti di affidamento da oltre 90 giorni, oppure che eccedono una predefinita soglia di rilevanza.

Le strategie da adottare per la gestione dei crediti deteriorati

Per ottimizzare la gestione dei crediti deteriorate e per massimizzare i recuperi le banche devono dotarsi di una strategia dedicata, la quale varia di istituto in istituto, a partire dalle capacità operative e dalle caratteristiche del portafoglio deteriorato. Sono infatti diverse le possibili azioni da intraprendere: si parla infatti della gestione interna dei crediti, delle misure di concessione, dell’affidamento a soggetti specializzati nel recupero dei crediti, dell’acquisizione di garanzie e, infine, il ricorso alla cessione del credito.

Partendo dal presupposto per il quale i prestiti non performanti rappresentano un elemento cruciale nella definizione dell’attivo di una banca, si capisce anche che la strategia di gestione degli NPL deve essere integrata agli altri processi strategici dell’azienda, e quindi al piano industriale e via dicendo. Così facendo, i crediti deteriorati non costituiscono più un universo a sé stante, venendo invece gestiti in linea con gli altri processi strategici della banca.

Va infine precisato che qualsiasi strategia potrebbe risultare del tutto inutile nel caso in cui il soggetto non classifichi in modo corretto gli NPL, formalizzando quindi i criteri applicativi in base ai quali effettuare la suddivisione. Ne consegue dunque che, tra le prime mosse da compiere, vi è la definizione dei criteri applicativi per conteggiare i giorni dalla scadenza e riconoscere quindi i diversi indicatori.

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